Ricevo e pubblico una lettera inviatami da una collega interinale. Ambienti diversi, ma stesse identiche storie:
Mancano soltanto 21 giorni alla fine del mese. Fa sorridere che invece di pensare al Natale imminente o al nuovo anno, io riesca a pensare soltanto alla paura del vuoto che mi lascerà dentro questa ennesima esperienza di lavoro.
Oramai sono passati gli anni in cui era sufficiente dire a me stessa “ ma sì dai, un’esperienza in più nel curriculum”. Alla fine mi ritrovo con tanti piccoli episodi lavorativi eterogenei, potrei rivestirci un vestito di Arlecchino. Non c’è quasi una logica, sembro una pazza che non sa che cosa fare e per diletto cambia luogo, mansione e qualche volta paese. La sostanza rimane la stessa, sono una disoccupata che ogni tanto riesce a lavorare. Sono una reietta della società creata dai nostri padri eppure la cosa più spaventosa, è che ora questa è diventata la nostra, una comunità di giovani già troppo vecchi per uscirne bene.
Certo ci risolleveremo anche questa volta, perché siamo caparbi e coraggiosi, anche se ci tremano le gambe, muoveremo nuovamente i nostri primi passi verso l’ignoto. Già mi rivedo a comprare i giornali e a spulciare i mille inutili annunci di lavoro. La disperazione ad ogni No o ad ogni specchietto dell’allodola infranto.
Ho 32 anni e mi sono buttata a capofitto nella convivenza pur sapendo che avrei dovuto pagare ogni mese un affitto, luce, gas, acqua, auto, nettezza e chi più ne ha…
Mio padre mi ha detto di mollare tutto e tornare a casa. Grazie, lo so che mi vuoi bene, che sarò sempre la vostra bambina, ma sono cresciuta e sono un individuo con i suoi bisogni.
Un uomo di oltre sessant’anni spaventato per il mio futuro, in pratica mi ha dato per spacciata. Non so se ridere o piangere!
Una delle frasi che mi rimbombano nel cervello, è quella che mi hanno detto le colleghe a tempo indeterminato “ bisogna essere ottimisti”. Cazzo sono ottimista di brutto se sono ancora qui!
Vi rendete conto cosa significa arrivare ogni ultimo giorno del mese con una stretta allo stomaco e sperare di ricevere un SMS verso le ore 18 che ti informa che il tuo contratto è stato prorogato fino all’ultimo giorno del mese successivo? Venticinque mesi così, impossibile non illudersi che le cose cambino e che si arriverà ad ottenere, un sei mesi di contratto che già sembra un’utopia! 21 lunghissimi giorni in cui mi vedo agonizzare con i miei compagni di sventura.
La rabbia di continuare giorno dopo giorno, a dimostrare che per noi non vale il detto “Raccogli ciò che semini” perché se ti applichi con impegno, finisce che poi credi pure in quello che stai facendo e alla causa per cui lavori e quando infine ti danno un calcio in bocca, non rimane che il dolore.
E dato che anche io sono una donna di serie B, sento anche il sapore di quello che forse non riuscirò mai ad avere ma soprattutto a dare…by lavoratrice interinale ( conservare in luogo fresco e asciutto, tenere fuori dalla portata dei bambini, da consumare entro e non oltre il 31/12/2010)
